Acqua potabile nuovo oro liquido

Acqua potabile nuovo oro liquido

Come affronta il nostro Paese l’emergenza relativa alla necessità di acqua potabile? Il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha spiegato che “sono necessari 25 miliardi di euro per depurare l’acqua del nostro Paese”. Presa Diretta ne ha parlato su Rai3 portando una visione da Nord a Sud Italia , tra esempi di mala gestione e città perfettamente organizzate.

Di Camilla Catalano

 

L’emergenza che riguarda il settore idrico a livello globale è sempre più reale, spaventosa e attuale; ma non tutti sono a conoscenza della situazione del nostro pianeta. Per spiegare il pericolo è interventuto, a Presa Diretta, il dottor Vito Felice Uricchio, direttore dell’IRSA, Istituto di Ricerca sulle Acque: “Le temperature aumentano sempre di più e questo causa una continua evaporazione dell’acqua. Per ogni grado in più evapora il 7% delle acque. Inoltre, all’interno dell’acqua si trovano farmaci, pcp, composti organici e plastica. Quest’ultima si riduce a dimensioni impercettibili, ma trasporta inquinanti che possono essere molto dannosi per il nostro organismo. Bisogna, quindi, fare i conti con il nuovo mondo in cui, questa risorsa, verrà sempre meno. È necessario programmare nuovi interventi”. Ma l’Italia si sta attrezzando? Quali sono i piani previsti dal nostro governo? Nessun dubbio sul fatto che il Belpaese non voglia arrivare al caso di Cape Town, – dove la popolazione vive con 50 litri di acqua al giorno – una città trasformata a causa di una vera e reale contraddizione. Nel paese più ricco al mondo per presenza di minerali, con riserve incredibili di oro e platino, la vera ricchezza è diventata l’acqua proprio a causa di quel surriscaldamento globale che ha portato conseguenze sul clima e sulle piogge. A Cape Town non ha piovuto per tre anni, fattore che ha creato l’attuale situazione di emergenza: le riserve idriche sono diminuite del 26% della capienza totale e il livello dell’acqua delle dighe è sceso di 20 metri. L’amministrazione comunale ha dovuto, subito, far fronte a questo grande e pericoloso problema, imponendo così alla cittadinanza di non consumare più di 50 litri di acqua al giorno per persona. La zona è stata addirittura mappata virtualmente per sapere quanto consumi ogni famiglia ed è stata costituita una “water police”, un’unità speciale di agenti di polizia che agiscono per far rispettare il consumo dell’acqua. I cittadini hanno dovuto far fronte all’emergenza, inventando nuovi modi per poter risparmiare acqua e vivere bene: le scuole richiedono che gli alunni, ogni lunedì, portino con sé una bottiglia d’acqua, i bambini hanno imparato a lavarsi le mani con disinfettanti, nei bagni pubblici l’acqua esce dal rubinetto sotto forma di vapore, i parrucchieri riutilizzano l’acqua dei lavaggi dei capelli per secondi fini e c’è chi è riuscito ad aprire il primo bar senza acqua corrente con lo scopo di utilizzare acqua riciclata e risparmiarla al 100%. Una soluzione per Cape Town c’è, l’avrebbe presentata Nick Sloane e si tratterebbe di far arrivare a Città del Capo un vero e proprio iceberg staccatosi dall’Antartide, grande abbastanza da garantire 150 milioni di acqua al giorno per un anno intero. Per questa incredibile impresa, non accettata dall’amministrazione comunale di Città del Capo, sarebbe stato necessario un colosso di ghiaccio di 100 milioni di tonnellate che avrebbe dovuto viaggiare per 2.500 km. Fortunatamente negli ultimi mesi, in Sud Africa, hanno ripreso le piogge, le dighe sono salite del 60%, ma, indipendentemente, i cittadini continuano a vivere con 50 litri di acqua al giorno perché Cape Town non sarà mai più come prima e vivrà sempre nell’insicurezza e terrore dell’arrivo del Day Zero, il giorno in cui non esisterà più acqua.

In Italia la situazione si può dire meno grave, ma sicuramente problematica. A parlarne anche il diretto interessato, il ministro dell’ambiente Sergio Costa che punta a guardare quegli esempi positivi – come la città di Milano – dedicandosi sul fatto che si presti un ottimo servizio al cittadino: “In Italia abbiamo una capacità di ricerca tecnico-scientifica incredibile. Abbiamo esempi si gestori che riducono del 70% la perdita di acqua con attività non invasive sulle tubature. L’importante è servire bene i cittadini”.

Secondo il vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio servirebbero 25 miliardi di euro per depurare l’acqua, dedicarsi alla manutenzione di grandi adduttori e purificare i depuratori. A più riprese, il Movimento 5 Stelle ha tenuto a sottolineare quanto sia interessato alla tematica, soprattutto all’idea di rendere l’acqua totalmente pubblica: “Un obiettivo che tocca un tema culturale del Paese, di sensibilizzazione sull’importanza di un bene necessario alla sopravvivenza di tutti, che non può quindi essere sottoposto alla logica del profitto”.

Nel nostro Paese la situazione è poco omogenea: si trovano zone in cui vi è un’amministrazione perfetta, altre, diversamente, in cui si riscontrano gestioni non adeguate. La città di Reggio Calabria per esempio presenta reti colabrodo con perdite che superano il 50% rispetto all’immissione in rete. Il comune di Reggio Calabria spese 8 milioni di euro per realizzare, sei anni fa, quella che avrebbe dovuto essere una moderna centrale di controllo, ma dopo la costruzione e uno scarso utilizzo, l’edifico è stato abbandonato e, da allora, è sempre rimasto vuoto.

In alcune aree del mezzogiorno si assiste a una cospicua perdita di denaro con investimenti pubblici inadeguati per fermare la perdita di acqua stessa. A causa di reti colabrodo si contano perdite di 70 litri al secondo, acqua non contabilizzata con conseguenti ingenti perdite economiche per le società di gestione. “Voglio riportare in funzione e modernizzare il sistema di telecontrollo della nostra rete, mappare con sistemi di georeferenziazione adeguati il nostro sistema idrico”, ha spiegato il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.

Risparmiare acqua significa risparmiare denaro pubblico; non quando, come si è fatto in altre località, per rendere funzionanti le tubature ne sono state costruite di nuove senza però dismettere quelle vecchie. A Cosenza per esempio, i tecnici della So.Ri.Cal., Società Risorse Idriche Calabresi, ha registrato lo stesso consumo di acqua durante il giorno e la notte, è intervenuta chiudendo l’erogazione nelle ore notturne. Un gestore oggi sull’orlo del fallimento preposto alla manutenzione dei grandi adduttori e alla distribuzione dell’acqua ai comuni i quali, a loro volta, la comprano con i soldi delle bollette pagate dai cittadini. Il sistema però si è interrotto poiché a pagare le bollette  sono davvero in pochi: l’evasione dell’acqua in Calabria supera il 40%.

Il Paese avrebbe bisogno di 250 milioni di euro per interventi sui serbatori e sulle dighe. Quella dell’Alaco, per esempio, fornisce acqua a 88 comuni calabresi, ma i cittadini non solo non possono berla, ma neanche utilizzarla per lavarsi o per pulire le stoviglie. Dal 2011, infatti, da quella stessa zona arriva acqua scura e maleodorante, motivo per cui nel 2012 si è aperta un’inchiesta e nel 2017 sono state rinviate a giudizio 16 persone tra cui i vertici manageriali e tecnici della So.Ri.Cal. per reati di avvelenamento colposo di acque, omissione di atti d’ufficio e interruzione di un servizio di pubblica utilità. L’inchiesta è seguita da Mario Spagnuolo, procuratore della repubblica di Cosenza: “L’acqua era sporca, maleodorante e le analisi erano inquietanti. Nella prima parte delle indagini abbiamo costatato reti colabrodo, vecchie, arrugginite, abbandonate, mal gestite. Si facevano esami ogni mese, invece che ogni giorno. Ora dicono che l’acqua sia potabile, ma il materiale organico che sta marcendo sotto il lago crea fattori molto pericolosi per la nostra salute. Nonostante le valutazioni parlino della presenza del batterio stafilococco, si insinua che l’acqua sia potabile e ciò è sempre stato dichiarato anche dall’Istituto Superiore di Sanità”. Lo stesso Spagnuolo rivela che per ricostruire la diga dell’Alaco sarebbero necessari 70 milioni di euro, un investimento che si rende necessario.

C’è chi tenta di trovare soluzioni concrete come Mario Oliverio, presidente della regione Calabria: “Abbiamo creato un programma partendo dalle cinque città capoluogo. È un grave danno perdere mediamente il 63% di acqua. Il suo ciclo, che parte dall’adduzione e termina con la depurazione, deve avere un soggetto unico, un unico gestore, ossia la So.Ri.Cal. La risposta per sbloccare il problema dell’acqua è il ritorno al pubblico, con i comuni come proprietari. Ho reperito 94 milioni di euro per investire sui comuni che presentano perdite sopra il 50%”.

Nonostante la situazione a Reggio Calabria sia di grande emergenza, nel nord Italia si possono contare alcune città con una perfetta gestione delle acque pubbliche da cui altri comuni possono prendere esempio. Milano, che da questo punto di vista può essere considerata una città ideale, gestita da Metropolitane Milanesi, conta perdite d’acqua pari all’11,5% rispetto al 41,4% della media nazionale. La società ha realizzato per esempio WaterLink, una control room in grado di monitorare 400 km di reti sul territorio. Il sistema è in grado di segnalare la presenza di perdite e grazie anche alla digitalizzazione avanzata fornisce tutti i dati necessari utili alla manutenzione di tubi, contatori, valvole con uno storico aggiornato degli interventi precedenti. Per sistemare le perdite per esempio, viene utilizzata una calza di resina che viene inserita in tubature che possono superare i 100 metri. Se per simili interventi, prima, erano necessari mesi di lavoro, ora bastano poche ore: una volta inserita la calza, questa viene gonfiata, viene rilasciata una resina che raggi UV rendono solida, dura e resistente.

Gli investimenti sulle reti dovrebbero toccare più ambiti; in Puglia per esempio Acquedotto Pugliese sta operando in modo virtuoso sulla purificazione dei fanghi, trasformandoli in acqua pulita e potabile e a loro volta in energia, con un conseguente abbattimento delle emissioni di CO2.

Il processo geotermico permette quindi di abbattere le immissioni di CO2 ed è possibile realizzarlo in ogni territorio dove ci sia acqua nel suolo. “Abbiamo superato la Francia in questo ambito – racconta il ministro dell’Ambiente – bisogna abbarrete CO2 del 15% per arrivare al 20130 con una diminuzione del 40%. Più trascorre il tempo, più il processo deve essere veloce”. Anche Metropolitane Milanesi si è dedicata alla climatizzazione di 700 appartamenti attraverso la geotermia e così, lo stesso, è stato effettuato per il nuovo Palazzo della Regione Lombardia che ha, al suo interno, un’enorme sala macchine.

In un mondo in cui le energie naturali sembrano non essere più illimitate questo è sicuramente un processo con cui si potrà, continuamente, avere energia gratis grazie alla semplice presenza di acqua nel sottosuolo.