Utilities nel Nord Ovest: una visione d’insieme

A due anni dall’approvazione del Testo unico sulle partecipate è interessante vedere cosa si
muove nel mondo delle utilities, e non nei termini purtroppo usuali di finanza pubblica, ma in un’ottica industriale. In questo soccorre lo studio che viene presentato il 16 maggio a Milano da Confservizi Lombardia in collaborazione con Utilitalia e dalle altre associazioni regionali delle società del comparto.
Lo studio non è solo una rivendicazione del ruolo delle utilities ma rappresenta un manifesto programmatico di quello che deve essere fatto.

Anzitutto si evidenziano i punti di forza di un comparto che, da solo, rappresenta il 3% del Pil del territorio e l’1% del Pil nazionale. Oggi la «Servizi Pubblici Locali SpA» del Nord-Ovest è composta da circa 550 società, di cui poco più di 300 a partecipazione diretta dei comuni, fattura 17 miliardi di euro, realizza investimenti per 1,6 miliardi di euro ed occupa direttamente 42mila persone.
Ma 550 società, come risulta dallo studio, sono forse troppe, visto che il sistema è nel complesso efficiente grazie alle poche grandi società che fanno da traino.
Infatti, le prime 14 società per patrimonializzazione (oltre 100 milioni di euro) realizzano quasi il 70% del valore della produzione, occupano il 61% degli addetti e presentano margini operativi lordi invidiabili.
Troppi utili? Assolutamente no, perché è attraverso questi margini che le società riescono a finanziare degli investimenti importanti, creano indotto (quasi 30 mila occupati e ricadute economiche per oltre 3 miliardi di euro complessivi) e fanno sì che le public utilities del Nord Ovest prestino servizi efficienti alle tariffe più basse che vengono richieste nel panorama nazionale.
Lo studio offre dati e tabelle che rappresentano un Nord Ovest, anche nei servizi, sotto molti aspetti più simile alle realtà europee più avanzate di quanto non lo sia il resto del Paese, sia in termini di efficienza che di consapevolezza dell’importanza di questi servizi per la capacità competitiva del territorio.

La crisi ha però lasciato il segno, ed oggi più che mai è necessario aumentare l’intensità di
investimento e di innovazione, più o meno in tutti i settori dei servizi a rete. In questo quadro, appunto, il fattore di criticità che emerge è che le aziende piccole e medio piccole che non sembrano in grado di supportare in misura adeguata, per solidità patrimoniale e per marginalità, questo processo.
Da qui la necessità di procedere nei prossimi anni a un’ulteriore semplificazione del quadro, favorendo aggregazioni e alleanze. E sarebbe opportuno che il legislatore, dismettendo gli occhiali utili ma parziali della finanza pubblica, iniziasse a ragionare su come favorire un processo utile nel Nord Ovest ma ancor più necessario nel resto del Paese.
Ancora, viene da chiedersi se il Governo non debba provvedere, vista la situazione del comparto e la necessità di investimenti che tutti riconoscono anche se variamente quantificano, ad immaginarsi degli interventi concreti per favorire la provvista finanziare delle imprese delle utilities.